per Le Americhe - Giornata Mondiale del Teatro

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per Le Americhe

Gionata Mondiale del Teatro 2018

Biografia – Sabina Berman, Messico
Sabina Berman, nata a Città del Messico, è scrittrice e giornalista.

Considerata, a livello critico e commerciale, la drammaturga contemporanea
di maggior successo del Messico, la Berman è una delle scrittrici viventi più
prolifiche in lingua spagnola.
Prima della sua nascita, i suoi genitori subirono la persecuzione profusa
contro gli ebrei nella loro Polonia nativa e cercarono rifugio in Messico.
Sabina, insieme ai suoi due fratelli e alla sorella, è cresciuta nella piena
consapevolezza delle tensioni che questo conflitto aveva messo sulle fortune
della famiglia e, ancora oggi, considera questo un fatto decisivo per la sua
vita.
Il suo lavoro da professionista come scrittrice riguarda, principalmente, i
problemi legati alla diversità e ai suoi ostacoli. Il suo stile tende verso lo
humour e la necessità di andare oltre i limiti della lingua. È quattro volte
vincitrice del Premio Nazionale di Drammaturgia in Messico (Premio Nacional
de Dramaturgia Juan Ruiz Alarcón) e ha vinto due volte il Premio Nazionale
di Giornalismo (Premio Nacional de Periodismo). Le sue opere teatrali sono
andate in scena in Canada, America del Nord, America Latina ed Europa. Il
suo romanzo, Me (La mujer que buceó en el corazón del mundo) è stato
tradotto in 11 lingue e pubblicato in oltre 33 paesi, tra cui Spagna, Francia,
Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele.
Attualmente, sta lavorando per il cinema e la televisione.
Traduzione a cura del Centro Italiano dell’International Theatre Institute. La Giornata
Mondiale del Teatro è un’iniziativa promossa, dal 1962, dall’International Theatre Institute
Worldwide.

Messaggio della Giornata Mondiale del Teatro 2018 – Le Americhe
Sabina Berman, Messico
Scrittrice, drammaturga e giornalista

Possiamo immaginare.
La tribù lancia piccoli sassi per abbattere uccelli in aria, quando un mammut
gigante irrompe sulla scena e RUGGISCE; e allo stesso tempo, un piccolo
essere umano RUGGISCE come il mammut. Allora, tutti fuggono via …
Quel ruggito di mammut emesso da una donna umana (mi piacerebbe
immaginarla come una donna) rappresenta l’origine di quello che ci rende la
specie che siamo. Una specie capace di imitare ciò che non siamo, di
rappresentare l’Altro.
Facciamo un salto in avanti di dieci, cento o mille anni. La tribù ha imparato
ad imitare altri esseri: nella profondità della caverna, nella luce tremolante di
un falò, quattro uomini sono i mammut, tre donne sono il fiume, uomini e
donne sono uccelli, bonobi, alberi e nuvole; la tribù rappresenta la caccia
mattutina, catturando il passato con il loro dono teatrale. Ancora più
sorprendente: la tribù inventa, quindi, possibili futuri, provando possibili modi
di sconfiggere il mammut, il nemico della tribù.
Ruggiti, fischi, mormorii (l’onomatopea del nostro primo teatro) diventeranno
linguaggio verbale. La lingua parlata diventerà lingua scritta. Lungo un altro
percorso, il teatro diventerà rito e, successivamente, cinema.
Ma, accanto a queste ultime forme, e nel seme di ciascuna di esse,
continuerà ad esserci sempre il teatro. La forma più semplice di
rappresentazione. L’unica forma vivente di rappresentazione.

Teatro: quanto più semplice è, tanto più intimamente ci connette alla più
sorprendente capacità umana, quella di rappresentare l’Altro.
Oggi, in tutti i teatri del mondo, celebriamo la straordinaria capacità umana
della performance, quella capacità di rappresentare e, di conseguenza,
catturare il nostro passato (e di inventare possibili scenari futuri, portando alla
tribù maggiore libertà e felicità).
Quali sono i mammut che, attualmente, la tribù umana dovrebbe
sconfiggere? Quali sono i suoi nemici contemporanei? Cosa dovrebbe
trattare quel teatro che aspiri ad essere qualcosa di più di un semplice
intrattenimento?
Ritengo che il mammut più grande di tutti sia l’alienazione dei cuori umani. La
perdita della nostra capacità di sentire gli Altri, di sentire compassione per gli
altri esseri umani come noi e per le altre forme di vita come noi, anche se non
sono umane.
Che paradosso. Oggi, all’ultima spiaggia dell’Umanesimo (dell’Antropocene),
dell’era in cui gli esseri umani sono la forza naturale che ha maggiormente
cambiato il pianeta e che continuerà a farlo, la missione del teatro, secondo il
mio punto di vista, rappresenta l’opposto di ciò che aveva riunito la tribù
quando il teatro veniva interpretato in una caverna: oggi, dobbiamo
recuperare la nostra connessione con il mondo naturale.
Più della letteratura e più del cinema, il teatro, che richiede la presenza di
esseri umani davanti ad altri esseri umani, è incredibilmente capace di
salvarci dal diventare algoritmi o pure astrazioni.
Rimuoviamo dal teatro tutto ciò che è superfluo. Spogliamolo. Perché quanto
più semplice è il teatro, tanto più può ricordarci dell’unica cosa innegabile:
che noi siamo, finché siamo ancora in tempo, che siamo soltanto finché
siamo carne ed ossa e cuori che battono nei nostri petti, che siamo qui e
adesso, e nulla più.
Lunga vita al teatro, la più antica delle arti. L’arte di essere nel presente; la
più straordinaria delle arti. Lunga vita al teatro.
Sabina Berman

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