per i Paesi arabi - Giornata Mondiale del Teatro

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per i Paesi arabi

Gionata Mondiale del Teatro 2018

Biografia – Maya Zbib, Libano
Maya Zbib è regista, attrice, scrittrice teatrale e co-fondatrice della
Compagnia di Teatro Zoukak.
Il suo lavoro è stato rappresentato in Medio Oriente, Europa, Stati Uniti,
Africa, America del Sud e Asia meridionale. Ha insegnato teatro a livello
internazionale, in contesti accademici e non. Le è stato commissionato di
creare lavoro per il Centro di Arti Sceniche della NYUAD, per l’Università di
Houston, per il Williams College, per i teatri della città di
Krefeld/Monchengladbach, per il Shwindlefrie Festival, il LIFT Festival e il
Royal Court Theatre, tra gli altri.
Zbib è stata allieva della Goldsmiths University di Londra (2007), della
Chevening/KRSF (2007), della Cultural Leadership International (2010), ha
ricevuto una borsa di studio per l’ISPA di New York (2010) ed è stata
selezionata come protetta di Peter Sellars nell’ambito dell’iniziativa Rolex
Mentor e Protégé Arts (2011). Zoukak ha ricevuto il premio Ibsen Scholarship
(2012), il premio per il dialogo tra Europa e Medioriente della Fondazione
Anna Lindh per la resilienza sociale e la creatività (2014), una borsa di studio
Preamium Imperiale per i giovani artisti dall’Associazione delle Arti del
Giappone (2017) e il premio della Fondazione Chirac per la Cultura in favore
della Pace (2017).
Traduzione a cura del Centro Italiano dell’International Theatre Institute. La Giornata
Mondiale del Teatro è un’iniziativa promossa, dal 1962, dall’International Theatre Institute
Worldwide.

Messaggio della Giornata Mondiale del Teatro 2018 – Paesi arabi
Maya Zbib, Libano
Regista, attrice, scrittrice teatrale e co-fondatrice della
Compagnia di Teatro Zoukak
Si tratta di un momento di comunione, un incontro irripetibile, non
riscontrabile in nessun’altra attività laica. Si tratta del semplice atto di un
gruppo di persone, che sceglie di riunirsi nello stesso luogo e allo stesso
orario per prendere parte ad un’esperienza di condivisione. Si tratta di un
invito, per gli individui, a trasformarsi in un insieme, per condividere idee e
concepire modi di dividere il peso di azioni necessarie … e recuperare
lentamente la loro connessione umana, trovando somiglianze, piuttosto che
differenze. È il luogo dove una determinata storia riesce a tracciare le linee
dell’universalità … È qui che risiede la magia del teatro, dove la
rappresentazione recupera le sue proprietà arcaiche.
In una cultura globale di paura incontrollata del prossimo, di isolamento e di
solitudine, stare insieme, in maniera viscerale, in un “qui” e in un “ora”,
costituisce un atto d’amore. Decidere di prendersi del tempo (lontano dalla
gratificazione immediata e dell’auto-indulgenza individuale nelle nostre
società consumistiche ad alto ritmo), rallentare, contemplare e riflettere
insieme è un atto politico, un atto di generosità.
Dopo il crollo delle principali ideologie, e poiché l’attuale ordine mondiale sta
dimostrando il proprio fallimento, decennio dopo decennio, come possiamo
re-immaginare il nostro futuro? Dato che la sicurezza e la comodità
costituiscono la preoccupazione principale e la priorità nelle dissertazioni
predominanti, riusciamo ancora ad impegnarci in conversazioni scomode?
Riusciamo ad andare verso territori pericolosi, senza la paura di perdere i
nostri privilegi?
Oggi, la velocità delle informazioni è più importante della conoscenza, gli
slogan hanno più valore delle parole e le immagini dei corpi sono più stimate
della loro viva presenza. Il teatro è qui per ricordarci che siamo fatti di carne e
sangue, e che i nostri corpi hanno un peso; è qui per risvegliare tutti i nostri
sensi, e per dirci che non abbiamo bisogno di cogliere l’attimo e di
consumarci solo con il nostro sguardo. Il teatro è qui per restituire alle parole
potere e significato, per rubare di nuovo ai politici l’arte oratoria e ricollocarla
nel suo luogo legittimo … l’arena delle idee e del dibattito, spazio di visione
collettiva.
Attraverso il potere della narrazione e dell’immaginazione, il teatro ci
consente nuovi modi di vedere il mondo e gli altri, aprendo un spazio per la
riflessione comune in mezzo alla schiacciante ignoranza dell’intolleranza.
Quando xenofobia, discorsi di odio e supremazia bianca sono ritornati sul
tavolo senza sforzi, dopo anni di duro lavoro e sacrifici da parte di milioni di
persone in tutto il mondo, per rendere questi concetti vergognosi e qualificarli
come inaccettabili … quando ragazze e ragazzi vengono sparati e incarcerati
per aver rifiutato di assecondare le ingiustizie e la segregazione razziale …
quando personaggi folli e il dispotismo di estrema destra governano alcuni
dei principali paesi del primo mondo … quando la guerra nucleare incombe
come un gioco virtuale tra gli “uomini-bambini” del potere … quando la
mobilità diventa sempre più ristretta ad una minoranza selezionata, mentre i
rifugiati muoiono in mare, cercando di entrare nelle alte fortezze dei sogni
illusori, mentre vengono costruiti muri sempre più costosi … dove dovremmo
mettere in discussione il nostro mondo, quando la maggior parte dei media
sono venduti? Dove se non nell’intimità del teatro, siamo capaci di ripensare
alla nostra condizione umana, per immaginare un nuovo ordine mondiale …
in maniera collettiva, con amore e compassione, ma anche attraverso un
confronto costruttivo, attraverso intelligenza, resilienza e vitalità.
Provenendo dalla regione araba, potrei parlare delle difficoltà che i produttori
di teatro affrontano nel fare il proprio lavoro. Tuttavia, faccio parte di una
generazione di produttori che si sente privilegiata per il fatto che i muri che
dobbiamo distruggere sono sempre stati quelli visibili. Questa situazione ci ha
portato ad imparare a trasformare ciò che è a disposizione, spingendo la
collaborazione e l’innovazione oltre i limiti, facendo teatro nei sotterranei, sui
tetti, nei salotti, nei vicoli e per le strade, creando il nostro pubblico in itinere,
nelle città, nei villaggi e nei campi per i rifugiati. Abbiamo avuto il vantaggio di
dover costruire qualsiasi cosa da zero nei nostri contesti e di concepire modi
per evadere la censura, sempre oltrepassando le linee rosse e sfidando i
tabù. Oggi, questi muri sono di fronte a tutti i produttori di teatro nel mondo,
poiché i sovvenzionamenti non sono mai stati così scarsi e il “politicamente
corretto” costituisce la nuova censura.
Di conseguenza, la comunità teatrale internazionale deve svolgere un ruolo
collettivo, oggi più che mai, per fronteggiare questi muri, tangibili e intangibili,
che continuano a moltiplicarsi. Oggi più che mai, c’è bisogno di reinventare
creativamente le nostre strutture politiche e sociali, con coraggio ed onestà,
per affrontare le nostre inadeguatezze e per prenderci le responsabilità del
mondo che stiamo contribuendo a costruire.
In qualità di produttori di teatro del mondo, non seguiamo un’ideologia o un
sistema di credenze, ma abbiamo in comune la nostra eterna ricerca della
verità in tutte le sue forme, la nostra ininterrotta messa in discussione dello
status quo, la nostra sfida ai sistemi di potere oppressivi e, ultima ma non
meno importante, la nostra integrità umana.
Siamo tanti, non abbiamo paura e siamo qui per restare!
Maya Zbib

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