per l' Europa - Giornata Mondiale del Teatro

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per l' Europa

Gionata Mondiale del Teatro 2018

Biografia - Simon McBurney, Regno Unito
Peter Brook: "Il teatro inglese ha una tradizione eccellente e onorevole.
Simon McBurney e Complicite non fanno parte di questa; hanno creato la
loro propria tradizione e questo è il motivo per cui sono così speciali, così
preziosi. "
Attore, scrittore e regista Simon McBurney è attualmente uno dei più
innovativi, mutevoli e influenti registi teatrali. Ha co-fondato la compagnia
Complicite (ex Théâtre de Complicité) a Londra nel 1983.
Da allora ha lavorato in maniera continuativa con gli stessi designer,
produttori, registi, attori, scrittori (compresa una stretta collaborazione di 25
anni con lo scrittore John Berger, deceduto nel 2017), per sviluppare un
processo di ricerca e creazione profondo e altamente collaborativo, che
fonde un fascino forte per il linguaggio con la convinzione che tutti gli aspetti
del teatro dovrebbero parlare.
Che stia realizzando opere originali o adattamenti per il teatro, oppure un’
opera o un film o un lavoro che reinventi i classici di Broadway, McBurney
sfida continuamente i limiti della forma teatrale.
Oltre a scrivere e creare opere originali, ha portato sul palcoscenico grandi
opere teatrali - Beckett, Brecht, Bulgakov, Dürrenmatt, Ionesco, Daniil
Kharms, Arthur Miller, Bruno Schulz, Shakespeare e Ruzzante - ed ha anche
adattato numerose opere letterarie. Ad esempio, il suo adattamento di Il
Maestro e Margherita (2012) è stato lo spettacolo centrale del Festival di
Avignone del 2012, dove è stato Artiste Associé per quell'anno. Più
recentemente ha adattato e diretto L’impazienza del Cuore (2016) di Stefan
Zweig in collaborazione con l'Ensemble Schaubühne di Berlino.
Negli ultimi 20 anni il suo lavoro è ritornato continuamente su questioni
politiche, sociali e filosofiche, sul modo in cui viviamo, pensiamo e agiamo
come società. Vengono esplorate idee complesse e rivelate attraverso l'uso
di una sorprendente teatralità, che non teme di fondere le più antiche forme
teatrali con gli aspetti più avanzati della tecnologia.

Con Mnemonico (1999-2004), un'opera teatrale sulla relazione tra memoria,
origine e identità, inizia la sua fascinazione per la mente e la coscienza.
McBurney ha ripreso la storia di Oetzi, il cadavere trovato nel 1991 in un
ghiacciaio sul confine austriaco-italiano, che gli scienziati hanno dimostrato
aver vissuto 5000 anni fa. McBurney ha unito questa storia con una
personale, attuale, di perdita e rottura.
Questi temi sono stati esplorati in differenti modi negli ultimi anni, più
recentemente in The Encounter, che è stato commissionato per il Festival
Internazionale di Edimburgo nel 2015.
The Encounter, attualmente in tournée in Europa in una nuova versione, è al
tempo stesso un'installazione, una meditazione filosofica sulla natura della
coscienza e un grido straziante contro le istanze coloniali della moderna
società dei consumi. Pone domande politiche, sociali e formali su cosa
significhi essere umani oggi. Unisce la più antica delle forme teatrali, il
semplice storytelling, con la tecnologia contemporanea, utilizzando il suono
binaurale trasmesso dal vivo ad ogni spettatore attraverso cuffie individuali.
L'enfasi non è mai sulla tecnologia, ma sulle domande fondamentali che
McBurney pone sulla coscienza e su come la società occidentale "pensi",
ricordandoci che dobbiamo ascoltare coloro che sono ai margini del nostro
mondo, se vogliamo sopravvivere. Una simile intersezione di rigorosa
indagine intellettuale e sorprendente forma teatrale è stato il centro del
dramma A Disappearing Number (2007), scritto da McBurney e ispirato a
Apologia di un Matematico di G.H. Hardy che ha raccontato la storia del
rapporto tra il matematico di Cambridge, Hardy e Srinivasa Ramnujan, il più
grande matematico indiano del XX secolo. Integrando la matematica
complessa all'interno dello spettacolo, McBurney ha tessuto una storia che
combina identità culturale, amore e mortalità con un'esplorazione della
bellezza matematica, realizzata attraverso la danza classica indiana, la
musica e la video-proiezione.
L'identità culturale e il funzionamento della mente sono stati anche al centro
delle opere realizzate con il Teatro pubblico di Setagaya a Tokyo. Il primo,
The Elephant Vanishes, è stato adattato da un libro di racconti di Haruki
Murakami. Il secondo è un adattamento di due opere di Junichiro Tanizaki.
La storia di Shunkin, una novella su un giocatore cieco di Shamisen nel XIX
secolo, e il saggio sull'estetica di Tanizaki, Libro d’Ombra.

I due spettacoli - uno ambientato nella moderna Tokyo, il secondo un mix tra
una stazione radio di Kyoto e il Giappone dell'inizio del XIX secolofondevano
contenuto e forma per porre domande cruciali sulla cultura
giapponese e, in generale su tutte le culture, rispetto alla relazione tra
presente e passato, sfidando le idee occidentali di percezione e bellezza.
Nella convinzione che, così come le parole formano la base della nostra
coscienza, la musica invece rivela e fa appello al nostro profondo inconscio.
Questa enfasi sulla "musicalità" del teatro è stata evidente fin dall'inizio del
suo lavoro. Non solo nell'uso della musica stessa, ma nella forma degli
spettacoli, che egli considera delle vere e proprie partiture musicali.
Questa musicalità è stata particolarmente evidente in La Via dei Coccodrilli,
basato sugli scritti dell’ autore e artista polacco Bruno Schulz, e ispirato al
primo Concerto Grosso di Alfred Schnittke.
The Noise of Time, creato in collaborazione con l'Emerson Quartet e il
Lincoln Center di New York, ha preso come testo centrale il quartetto n. 15 di
Shostakovitch. Il pezzo integrava il teatro e la musica in un modo
completamente nuovo, con il quartetto che imparava a memoria questo
straordinario lavoro, in modo che potessero muoversi con gli attori durante
tutta la performance. Ciò ha portato ad una collaborazione con la Los
Angeles Philharmonic Orchestra nella prima stagione della Walt Disney
Concert Hall, con Strange Poetry, una meditazione su Berlioz, utilizzando
l'intera orchestra come interpreti. Da allora ha realizzato opere in
collaborazione con De Nederlaandse Opera di Amsterdam. Cuore di Cane
(2010), una nuova opera del compositore russo Sasha Raskatov, è stata poi
seguita da Il Flauto Magico (2012) e da La Carriera di un Libertino di
Stravinsky (2017).
Il lavoro di McBurney, e della compagnia di cui è direttore artistico, è stato
riconosciuto non solo come origine di un cambiamento epocale nel teatro
inglese negli ultimi 30 anni, ma anche per aver esercitato un’influenza sul
lavoro di molti artisti in tutto il mondo. Tra i numerosi premi e riconoscimenti è
stato il primo straniero ad aver ricevuto il prestigioso Premio Yomiuri in
Giappone (2011), è stato Artiste Associée del Festival di Avignone (2012) e
ha ricevuto dottorati onorari in diverse università, tra cui Lund, in Svezia, la
Metropolitan University di Londra e l’Università di Cambridge.
Traduzione di Roberta Quarta del Centro Italiano dell’International Theatre Institute. La
Giornata Mondiale del Teatro è un’iniziativa promossa, dal 1962, dall’International
Theatre Institute Worldwide.

Messaggio della Giornata Mondiale del Teatro 2018 – Europa
Simon McBurney, Regno Unito
Attore, scrittore, regista e co-fondatore del Théâtre de Complicité


A mezzo miglio dalla costa della Cirenaica, nel nord della Libia, si trova un
vasto anfratto roccioso, di 80 metri di larghezza e 20 di altezza. Nel dialetto
locale chiamato auh Fteah. Nel 1951 l'analisi della datazione al carbonio ha
mostrato un'occupazione umana ininterrotta da almeno 100.000 anni. Tra i
reperti venne alla luce un flauto osseo databile tra i 40 e i 70.000 anni fa. Da
ragazzo, sentita questa notizia, chiesi a mio padre: "Avevano musica?"
Mi sorrise: "Come tute le comunità umane."
Mio padre era uno studioso della preistoria nato in America. Il primo a
scavare il sito di auh Fteah in Cirenaica.
Sono molto onorato e felice di essere il rappresentante europeo della
Giornata Mondiale del Teatro di quest'anno.
Nel 1963, il mio predecessore, il grande Arthur Miller disse che la minaccia
della guerra nucleare gravava pesantemente sul mondo: "Mi stato chiesto di
scrivere in un'epoca in cui la diplomazia e la politica hanno braccia
terribilmente corte e deboli; la portata fragile, ma allo stesso tempo, lunga
dell'arte deve sopportare il peso di tenere insieme la comunità umana ".
Il significato della parola Dramma deriva dal greco "dran" che significa
"fare" ... e la parola teatro ha origine dal greco "Theatron", che letteralmente
significa "luogo della visione". Un luogo non solo dove guardiamo, ma dove
vediamo, riceviamo, capiamo. 2400 anni fa Policleto il Giovane progetto il
grande teatro di Epidauro. Poteva accogliere fino a 14.000 persone.
L'acustica di questo spazio all'aperto miracolosa. Un fiammifero acceso al
centro della scena put essere sentito in tutti i 14.000 post.
Come in tutti i teatri greci, quando si guardavano gli attori, si vedeva anche il
paesaggio oltre. Così non solo si combinavano più luoghi
contemporaneamente, la comunità, il teatro e il mondo naturale, ma si
riunivano anche tutti i tempi. Poiché lo spettacolo evocava i miti del passato
nel tempo presente, si poteva guardare oltre il palco quello che sarebbe stato
il proprio futuro ultimo.
La natura.
Una delle rivelazioni più notevoli nella ricostruzione del Globe Theatre di
Shakespeare a Londra legata alla visione. Questa rivelazione riguarda la
luce. Sia il palco che la platea sono illuminati allo stesso modo. Artisti e
pubblico possono vedersi. Sempre. Ovunque si guardi ci sono le persone.
E una delle conseguenze che ci viene ricordato che i grandi soliloqui di
Amleto o Macbeth, non erano solo meditazioni private, ma dibattiti pubblici.
Viviamo in un'epoca in cui è difficile vedere chiaramente. Siamo circondati
da più finzioni che in qualsiasi altro momento della storia o della preistoria.
Qualsiasi "fato" può essere messo in discussione, qualsiasi aneddoto può
presentarsi alla nostra attenzione come "verità". Una finzione in particolare
ci circonda continuamente. Quella che cerca di dividerci. Dalla verità. Gli
uni dagli altri. E che dice che siamo separati. I popoli dalle persone. Le
donne dagli uomini. Gli esseri umani dalla natura.
Ma proprio mentre viviamo in un periodo di divisione e frammentazione,
viviamo anche in un tempo di immenso movimento. Più che in qualsiasi altro
momento della storia, le persone sono in movimento; spesso in fuga; a piedi,
a nuoto se necessario, migrando; in tutto il mondo. E questo solo l'inizio. La
risposta, come sappiamo, stata quella di chiudere i confini. Di costruire muri.
Di chiudersi. Di isolarsi. Viviamo in un ordine mondiale tirannico, in cui
l'indifferenza la moneta corrente e la speranza una merce di contrabbando.
Parte di questa tirannia consiste nel controllo non solo dello spazio, ma
anche del tempo. Il tempo in cui viviamo evita il presente. Si concentra sul
passato recente e sul futuro prossimo. Quello non ce l'ho. Comprerò questo.
Ora l'ho comprato, ho bisogno di avere la prossima ... cosa. Il passato
profondo cancellato. Il futuro senza conseguenze.

Molti dicono che il teatro non cambierà o non può cambiare nulla di tutto
questo. Ma il teatro non se ne andrà via. Perché il teatro è un luogo, sarei
tentato di dire un rifugio. Dove le persone si incontrano e formano
istantaneamente una comunità. Come abbiamo sempre fatto. Tutti i teatri
hanno la misura delle prime comunità umane, da 50 a 14.000 anime. Da
una carovana nomade a un terzo dell'antica Atene.
E poiché il teatro esiste solo nel presente, esso si oppone a questa
disastrosa visione del tempo. Il presente è sempre l’oggetto del teatro. I suoi
significati sono costruiti in un atto comunitario tra performer e pubblico. Non
solo qui, ma ora. Senza l'atto del performer il pubblico non potrebbe credere.
Senza la fiducia del pubblico, la performance non sarebbe completa.
Ridiamo nello stesso momento. Siamo commossi. Rimaniamo senza fiato o
restiamo scioccati nel silenzio. E in quel momento attraverso il dramma
scopriamo una verità più profonda: che ciò che consideravamo la divisione
più privata tra noi, il confine della nostra coscienza individuale, anche senza
frontiere è qualcosa che noi condividiamo.
E non ci possono fermare. Ogni sera riappariremo. Ogni sera gli attori e il
pubblico si troveranno assieme. E lo stesso dramma verrà rimesso in scena.
Perché, come afferma lo scrittore John Berger: "Nella profonda natura del
teatro c' il senso del ritorno rituale". Questo il motivo per cui il teatro sempre
stato la forma d'arte dei diseredati. Diseredati che, a causa dello
smantellamento del nostro mondo, noi tutti siamo. Ovunque ci siano artisti e
spettatori, verranno messe in scena storie che non possono essere
raccontate da nessun'altra parte: nei teatri d'opera e nei teatri delle grandi
città, nei campi che ospitano migranti e rifugiati nel nord della Libia e in tutto
il mondo. Saremo sempre uniti, insieme, in questa rievocazione.
E se fossimo a Epidauro potremmo guardare e vedere come condividiamo
tutto questo con un paesaggio più ampio. Come siamo sempre parte della
natura e non possiamo sfuggirle, proprio come non possiamo sfuggire al
pianeta. Se fossimo al Globe, vedremmo come, domande apparentemente
private, siano rivolte a tutti noi. E se dovessimo tenere in mano quel flauto
cirenaico di 40.000 anni fa, capiremmo che il passato e il presente qui sono
indivisibili, e che la catena della comunità umana non put mai essere
spezzata dai tiranni e dai demagoghi.
Simon McBurney

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